Il caso Montesi
Descrizione
La mattina dell'11 aprile 1953 viene ritrovato sulla spiaggia di Torvaianica il corpo di Wilma Montesi, 21 anni, scomparsa il 9 aprile. E' una giovane donna di famiglia modesta e promessa sposa al poliziotto Angelo Giuliani. Inizialmente si ipotizza un suicidio, o una disgrazia: la donna si sarebbe recata sulla spiaggia di Ostia per fare un pediluvio e, colta da malore, sarebbe caduta in mare e per il maltempo trascinata fino al litorale di Torvaianica. Il caso è archiviato su richiesta del questore Saverio Polito ma continua a destare molte perplessità nella stampa.
All'inizio del maggio 1953 la rivista "Il merlo giallo" pubblica una vignetta nella quale si vede un uccello in volo con un reggicalze nel becco, accompagnata da una didascalia: «E sparì come un Piccioni viaggiatore». L'allusione è alla famiglia di Attilio Piccioni, vicepresidente del Consiglio dei ministri, e all'implicazione di uno dei suoi figli, il musicista jazz Gian Piero ("Piero", in arte "Piero Morgan"). Il 24 maggio "Vie nuove" ne affianca il nome a quello della Montesi, provocando la querela di Piero Piccioni contro il periodico.
Il 6 ottobre 1953 il giornalista Silvano Muto pubblica sul settimanale "Attualità" una sua inchiesta sul caso Montesi che parla di feste, orge e droghe e allude a Piero Piccioni; Muto viene denunciato per aver diffuso notizie false e tendenziose (il 28 gennaio 1954 si terrà la prima udienza del processo al Tribunale di Roma che viene subito rimandato al 4 marzo).
La "grande accusatrice" è Anna Maria Moneta-Caglio, il "Cigno Nero", che accusa il marchese Ugo Montagna di San Bartolomeo, suo ex amante, di essere implicato insieme a Piero Piccioni nella morte della Montesi, coperto da una rete di relazioni che vedrebbe coinvolti anche il Questore di Roma e il Capo della polizia; la Moneta-Caglio racconta tutto in un memoriale consegnato nel novembre 1953 allo zio, memoriale che arriva nelle mani del Ministro degli interni, Amintore Fanfani e verrà pubblicato su l'"Europeo".
La responsabilità delle investigazioni viene affidata ai carabinieri (sotto la responsabilità del maggiore Cosimo Zinza e del colonnello Umberto Pompei; i loro nomi sono celati alla stampa, alla quale è fatto il nome di un inesistente "maggiore Bracchi").
L'8 gennaio 1954 il giudice del tribunale di Roma decreta l'archiviazione degli atti del caso Montesi: la morte è accidentale dovuta a una disgrazia. A marzo dello stesso anno, il processo Muto viene interrotto mentre l'istruttoria sulla morte della Montesi, che nel frattempo è stata riaperta, è di nuovo archiviata il 2 marzo.
Il 10 marzo 1954 è divulgato il rapporto del colonnello Pompei su Montagna; il giorno seguente si dimette il capo della polizia, Tommaso Pavone. Il 20 marzo, durante il "processo Muto" viene presentato un altro manoscritto di Moneta-Caglio che accusa Montagna di traffico di stupefacenti.
Il 26 marzo, Raffaello Sepe (presidente della sezione istruttoria della Corte d'appello di Roma) riapre il caso Montesi e ordina la riesumazione del cadavere della Montesi: secondo i medici Macaggi, Canuto e Ascarelli la morte è sopraggiunta per annegamento la sera del 10 aprile 1953.
Il 21 settembre 1954 sono arrestati Piero Piccioni e Ugo Montagna e rinchiusi a Regina Coeli (verranno rilasciati il 19 novembre), mentre l'ex-questore Saverio Politico è incriminato a piede libero.
Il 20 giugno 1955 sono rinviati al giudizio della Corte d'assise di Roma: Piccioni per omicidio colposo; Montagna e Polito per favoreggiamento aggravato; La Bisaccia; i guardiacaccia De Felice, Lilli, Guerrini e la moglie di quest'ultimo per aver affermato il falso.
Nel dicembre 1955 il Procuratore generale della Repubblica presso la Corte d'appello di Roma, dott. Giocoli, chiede alla Corte di cassazione che il processo sia trasferito da Roma per ragioni di ordine pubblico.
Il 12 marzo 1956 il processo viene spostato per legittima suspicione da Roma alla Corte d'assise di Venezia, dove il processo inizia il 21 gennaio 1957 contro Piccioni, Polito, Montagna e altri undici imputati minori.
Il 27 maggio 1957 Piccioni, Montagna e Polito vengono assolti con formula piena mentre Muto e Caglio sono condannati a due anni per diffamazione. Si stabilisce che Montesi è stata uccisa ma il suo assassino rimarrà ignoto.
Estremi cronologici
11/04/1953 – 1957
Luogo/i
Torvaianica
Bibliografia
Rinaldo Pellegrini, Perizia sul cadavere di Wilma Montesi, Guanda, Milano, 1954
Antonio Vellani, Le pietre dello scandalo. Dal caso Murri al caso Montesi: cinquant’anni di gialli del secolo, Mondadori, Milano, 1975, pp. 163-291
Pier Mario Fasanotti, Valeria Gandus, La ragazza del pediluvio, Mambo italiano 1945-1960. Tre lustri di fatti e misfatti, M. Tropea Editori, Milano, 2000, pp. 179-201.
Angelo Frignani, La strana morte di Wilma Montesi, Adnkronos Libri, 2003
K. Pinkus, The Montesi Scandal: The Death of Wilma Montesi and the Birth of the Paparazzi in Fellini’s Rome, University of Chicago Press, Chicago, 2003
Vincenzo Vasile, Wilma Montesi, La ragazza con il reggicalze, L’Unità, Roma, 2003
Carlo Lucarelli, Il caso Wilma Montesi, in Nuovi misteri d’Italia. I casi di Blu notte, Einaudi, Torino, 2004, pp. 25-45
Massimo Polidoro, Il mistero del reggicalze, “Cronaca Nera”, Edizioni Piemme, Segrate, 2005, pp. 141-180
Cesare Fiumi, L'Italia in nera. La cronaca nera italiana nelle pagine del Corriere della Sera, Milano, Fondazione Corriere della Sera - Rizzoli, 2006, pp. 74-84
Francesco Grignetti, Il caso Montesi, Marsilio, Venezia, 2006
Vincenzo Maria Mastronardi, Dizionario Italiano del Crimine, Armando Curcio Editore, Roma, 2018
Persone coinvolte
Ugo Montagna
Gian Piero Piccioni