21/07/1949 – 22/07/1949 | Corriere d'informazione
Bellentani Pia, "il delitto dell'ermellino"
Descrizione
Alle 1.45 del 16 settembre 1948 a Villa d'Este, Como, durante una sfilata di alta moda, la contessa Pia Caroselli in Bellentani spara all'ex amante, l'industriale Carlo Sacchi, uccidendolo. L'arma del delitto è una rivoltella di proprietà del marito che la Bellentani ha nascosto sotto la cappa d'ermellino che indossa. Dopo aver colpito a morte il Sacchi, la Bellentani tenta di togliersi la vita con un colpo alla tempia che però non parte. Subito dopo il delitto, la Bellentani è tradotta al carcere di San Donnino a Como dove viene interrogata dal commissario Monopulo la mattina del 17 settembre. Il 15 novembre 1948, su richiesta del suo difensore avv. Angelo Luzzani, la contessa è inviata al manicomio provinciale di Aversa per essere sottoposta a perizia psichiatrica. La perizia, redatta dai professori Filippo Saporito e Giulio Freda, viene consegnata il 6 aprile 1950: sono 7 fascicoli di oltre 600 pagine complessive, "dimensioni mai vedute negli annali giudiziari", che concludono per l'infermità mentale e l'incapacità di intendere e volere dell'assassina (Il Messaggero, 12-8-1951). La stessa conclusione di totale infermità di mente è tratta dalla perizia di parte della difesa, mentre quella della parte civile si pronuncia per la semi-infermità. Il 10 aprile 1950 il procuratore generale presso la Corte d'appello di Milano, dott. Giudici, chiede il rinvio della Bellentani al giudizio della Corte d'assise di Como. A seguito dell'entrata in vigore della legge sul riordinamento delle Corti d'assise (il 21 maggio 1950) il fascicolo torna al giudice istruttore, dott. Javesoli, che a sua volta rinvia a giudizio davanti alla Corte di assise di Como, ordinando anche la separazione degli atti riguardanti Lamberto Bellentani (accusato di abusivo porto di arma da guerra). Il giudice Javesoli ha escluso una infermità di mente tale da menomare la capacità di intendere e volere. Il processo si apre il 4 marzo 1952 alla Corte d'assise di Como, la sentenza è emessa il 12 marzo: condanna a 10 anni (3 in casa di cura) per omicidio volontario con l'attenuante della semi-infermità. Il Procuratore generale dichiara che non proporrà appello alla sentenza, mentre lo fanno i difensori della contessa. Il 1° marzo 1955, a Como, è venduta all'asta la cappa d'ermellino che Pia Caroselli Bellentani portava la sera del delitto. Il 27 giugno 1955 è trasferita al manicomio giudiziario femminile di Pozzuoli. Mentre Pia Bellentani è reclusa a Pozzuoli, il ministro di Grazia e giustizia le concede il perdono: il 23 dicembre viene liberata.
Estremi cronologici
16/09/1948 – 23/12/1955
Luogo/i
Grand Hotel di Villa d'Este, Cernobbio (CO)
Bibliografia
Cesare Fiumi, L'Italia in nera. La cronaca nera italiana nelle pagine del Corriere della Sera, Milano, Fondazione Corriere della Sera - Rizzoli, pp. 63-71
Antonio Vellani, Le pietre dello scandalo. Dal caso Murri al caso Montesi: cinquant'anni di "gialli del secolo", Mondadori, Milano, 1975, pp. 145-162.
Vincenzo Maria Mastronardi, Florinda Squitteri, Bellentani, Pia , in Vincenzo Maria Mastronardi, Dizionario italiano del crimine. La storia d'Italia scritta col sangue, Armando Curcio Editore, Roma, 2018, pp. 516-517
C.S., Pia Bellentani comparirà innanzi alle Assise di Como, "Il Messaggero", 12-08-1951
Vittime
Carlo Sacchi
Persone coinvolte
Lilian Willinger, vedova di Sacchi
Aristide Monopulo, commissario di P.S., si occupa delle prime indagini
Pubblicazioni
Esemplari

19/01/1952 | Epoca
Manicomio criminale di Aversa, cartellino di Pia Caroselli in Bellentani
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23/07/1954 – 24/07/1954 | Corriere d'informazione
"Pia Bellentani la sera del delitto e durante la reclusione ad Aversa."
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23/07/1954 – 24/07/1954 | Corriere d'informazione
"Pia Bellentani la sera del delitto e durante la reclusione ad Aversa"
Approfondisci
23/07/1954




















