Montanaro Giuseppe, l'omicida che fu assolto
Descrizione
Il 19 marzo 1937 viene trovato il cadavere di Luigi Galliano, 73 anni, in un burrone vicino a Pezzea, frazione del comune di Bossolasco, nelle Langhe. Il cranio è fracassato e sul torace vi è una profonda ferita, manca il portafoglio che conteneva una somma considerevole. I primi sospetti ricadono sul figlio Giovanni Galliano e il compaesano Giuseppe Montanaro. Il giudice istruttore di Alba assolve Montanaro per non aver commesso il fatto e rinvia a giudizio Giovanni Galliano con la moglie Celestina Fruttarolo e la madre del primo, Margherita De Filippis (vedova della vittima).
Nel giugno 1938 la Corte d'assise di Cuneo condanna Giovanni Galliano a 21 anni e mezzo di carcere per parricidio mentre la moglie Celestina a 17 anni e mezzo per complicità, la madre Margherita a un anno e mezzo per concorso nell'occultamento di cadavere.
Nel gennaio 1939 è trovato il cadavere del commerciante di bestiame Pietro Moreno, 33 anni. Ha il cranio fratturato e profonde lesioni al torace. In dicembre la Corte d'assise di Cuneo condanna a 30 anni di reclusione Giuseppe Montanaro.
Nel 1943 Giovanni Galliano muore pazzo nel manicomio criminale di Montelupo. Nel 1944, dopo essere evaso dal carcere di Volterra ed essersi arruolato nelle brigate nere, Montanaro confessa l'assassino di Luigi Galliano. Dopo una nuova istruttoria, nel 1947 Celestina Fruttarolo è rimessa in libertà. Nel dicembre 1949 alla Corte d'assise di Cuneo si apre il secondo processo per il delitto Galliano: gli imputati sono Michele Montanaro, padre dell'assassino, la figlia Camilla e la compaesana Rosa Rolfo. Nel 1952 la Cassazione conferma la condanna di Camilla Montanaro. Nel 1953 è avviato il procedimento per annullare la sentenza del 1938 e riconoscere definitivamente l'innocenza dei Galliano.
Estremi cronologici
1937 – 1953
Bibliografia
Renzo Rossotti, Torino gialla e nera, Newton Compton, Roma, 2008
Vittime
Luigi Galliano
Pietro Moreno
Criminale
Giouseppe Montanaro
Crimini