Dopo aver iniziato il processo il 8 novembre 1948, il 22 gennaio 1949 la Corte d'assise di Palermo condanna Lo Verso all'ergastolo per uxoricidio più volte aggravato (presidente: Pietro Merra; pubblico ministero: Franz Sesti; parte civile: Rocco Gullo, Vincenzo Viviani; difesa: Francesco Porzio, Alfredo De Marsico, Romano Battaglia, Vincenzo Vizzini).
In apertura del dibattimento parla Anna, madre della vittima e suocera dell'imputato, che accusa Lo Verso dell'assassinio, provocando il delirio del pubblico presente in aula.
«Il 15, il giorno della deposizione della Sanzillo, deve intervenire la Celere ad arginare a manganellate la folla, che l'appetito pruriginoso del "frutto proibito" ha attirato da tutta l'isola [la Sicilia] e da tutto il Sud nel cortile e persino sui tetti del palazzo Chiaramonte, la sede del giudizio. Certuni occupano da due giorni gli angoli strategici del tribunale, e sono due giorni che strepitano " 'A monaca! Vulemu 'a monaca!"»(Vellani 1975: 125).
Il 22 gennaio 1949 l'avvocato De Marsico conclude la sua arringa; lo stesso 22 maggio, dopo 45 udienze e solo 38 minuti di camera di consiglio, la corte decide per l'ergastolo a Lo Verso, «avendo con premeditazione, crudeltà e per motivi abietti cagionato mediante sostanze venefiche la morte della propria moglie Sofia Malatto».
Il verdetto viene confermato dalla Corte d'assise d'appello di Roma il 15 maggio 1952 e riceve la ratifica definitiva della Cassazione il 30 gennaio 1954.