Il 2 novembre 1899 gli inquilini dello stabile di via Magenta 5, insospettiti dall'assenza della portinaia, Orsola Filippini, allertarono le pubbliche autorità. La polizia, perlustrando il suo appartamento, ne rinvenne il cadavere con il cranio fracassato da un martello. Gli inquirenti arrestarono un inquilino pregiudicato, Enrico Ballor, ma lo rilasciarono per mancanza di prove. Il delitto produsse forti rumori nella cittadinanza, che si rinnovarono poco meno di un mese dopo. Il 26 novembre, Teresa Corona ed Erminia Citti furono rinvenute assassinate a martellate in testa presso l'abitazione della prima, in piazza Crimea. Il medesimo modus operandi, al dire del medico legale, avrebbe caratterizzato un nuovo omicidio avvenuto un anno dopo; la quarta vittima del martellatore fu Massimino Ballor, giardiniere di villa Meille in corso Moncalieri. Il 30 novembre 1900, la polizia arrestò il succitato Enrico Ballor, nipote dell'ucciso, e il presunto complice Luigi Cerruti che riuscì a discolparsi. Le indagini consentirono all'autorità giudiziaria di rinviare a giudizio Ballor anche per l'omicidio Filippini. Nel giugno 1901, il giovane fu processato dapprima per l'assassinio dello zio e poi per quello della portinaia; i due giudizi si conclusero con la sua condanna, il primo all'ergastolo e il secondo a trent'anni di detenzione e dieci mesi di sorveglianza. Successivamente, Ballor confessò anche il duplice omicidio di piazza Crimea per cui fu processato nel novembre seguente. La difesa ne invocò l'irresponsabilità penale per vizio di mente, un'ipotesi suffragata dai periti psichiatrici ma respinta dalla giuria popolare; la Corte gli comminò conseguentemente un altro ergastolo. Il giovane scontò la pena nel carcere di Pontelongone donde fu trasferito al manicomio criminale di Aversa.