Nata a Corinaldo, in provincia di Ancona, la Goretti apparteneva a una famiglia di contadini poveri. Il suo nucleo familiare si trasferì per ragioni lavorative nel corso degli anni '90 nelle campagne laziali, dapprima a Paliano e poi a Ferriere di Conca, una località delle paludi Pontine, con i conterranei Serenelli, con cui strinsero legami economici e di coabitazione. Nel 1902, la giovane fu uccisa da un membro di quest'ultima famiglia, il ventenne Alessandro Serenelli, per aver resistito a un tentativo di stupro. La storia dell'omicidio produsse vasti echi pubblici, trattata dalla stampa dapprima - qual era - come un caso particolarmente efferato di cronaca nera; la successiva rielaborazione da parte della stampa cattolico-intransigente la propose in chiave agiografica, ponendo le premesse per la costruzione di una devozione inizialmente locale. La crescita del culto, promossa dai padri dell'Ordine Passionista di Nettuno, dalle strutture diocesane di Albano Laziale e dalla sezione femminile dell'Azione cattolica, fu alle origini del suo processo di canonizzazione. Elevata a modello di adolescente che rifiutava le tentazioni del secolarismo moderno, la Goretti fu proclamata beata e poi santa da Pio XII (1947, 1950); la cerimonia di santificazione, celebrata in piazza San Pietro a Roma, produsse un imponente concorso di pubblico. Il culto garantì la memorializzazione della storia criminale che ne era alle basi nella cultura cattolica del secondo Novecento; l'omicida, scontata la pena, ne fu uno dei massimi propugnatori ricompattandosi intorno alle istituzioni religiose e anche alla famiglia Goretti