Garollo Aldo
Titolo
Garollo Aldo
Cognome
Garollo
Nome
Aldo
Genere
Soprannome
"belva di Vetriolo"
"l'uomo mitragliatrice"
Ruolo
Note
«Con quel suo sguardo atono, con quei suoi lineamenti scialbi, con quel suo sorridere ai fotografi che lo sottopongono al fuoco di fila dei loro obiettivi, sembra estraneo a tutto ciò che lo riguarda.» (Il Messaggero di Roma, 14-12-1948)
«Lo chiamarono subito "la belva di Vetriolo" [...] con quella qualifica di mostro, parve che il suo tipo di criminale fosse fissato. [...] La realtà ci ripropone un Aldo Garollo ancora più feroce e bestiale di quello conosciuto e certo il peggiore delinquente del nostro dopoguerra. [....] Chi recentemente lo ha veduto, ha detto che l'ergastolo non lo ha mutato in nulla. Ha sempre gli stessi occhi scuri e dolci, solo - ora - profondamente cerchiati di nero. Ha lo stesso aspetto infantile, anche se i suoi anni sono ora diventati ventisei. Ma difficilmente intorno a lui si squarcerà il mistero, difficilmente un raggio di luce potrà essere proiettato dentro il suo cuore di belva.» (Il Messaggero di Roma, 1-2-1953)
«Il più feroce assassino del dopoguerra, uno dei più crudeli che siano mai esistiti» (Corriere d'informazione, 17/18-2-1955)
«Aldo Garollo, la "belva di Vetrolo", l'assassino dal volto di fanciullo su cui pesa l'imputazione di ben sette omicidi» (Stampa Sera, 24/25-2-1955)
«Ha un profilo piacevole. Ogni tanto le sue labbra si atteggiano a un timido sorriso. I capelli sono folti, lisci, un po' bassi sulla fronte. Soltanto chi lo scruti fino in fondo agli occhi può scorgere una luce torbida in quel volto giovanile» (Corriere della sera, 25-2-1955)
«Per quanti anni siano passati e per quanti ne passino, sarà difficile dimenticarsi di Aldo Garollo [...] perché fu il criminale più tremendo, sanguinoso e feroce di tutto il dopoguerra italiano: e nemmeno Caterina Fort, nemmeno il misterioso assassino di Antonietta Longo, nemmeno l'impiegato fiorentino che uccise la moglie e i figli [...] turbarono tanto gli animi, suscitando ondate così vaste e ribollenti di orrore» (Il Messaggero di Roma, 16-12-1957)