Alberti Emilio
- Descrizione
- Il 15 aprile 1877 la portinaia di uno stabile torinese di via Belvedere 6, ravvisando varie luci ma nessun rumore, proveniente da casa Cerri, allertò le forze dell'ordine. I carabinieri intervennero, forzando la porta e trovando uno spettacolo terrificante. Il torinese Antonio Cerri, ex ufficiale dell'Esercito italiano, giaceva sotto il letto in un lago di sangue con il cranio fracassato. I sospetti si appuntarono immediatamente sul nipote acquisito di quest'ultimo, Emilio Alberti, che proprio quel giorno si era recato per affari dal suo domicilio di Lodi a Torino. L'uomo era stato visto più volte nel corso della giornata in compagnia dello zio, l'ultima poco prima che l'ufficiale emettesse un grido di dolore udito dal vicinato. Le forze dell'ordine lo identificarono agevolmente quale marito di Bice Cerri, nipote dell'ucciso, lo rinvennero nel suo domicilio di Lodi e lo arrestarono. L'accusato si difese, professando la propria innocenza. Nel marzo dell'anno seguente, il 20, Alberti fu tradotto a Milano dove - rinviato a giudizio - affrontò il processo a suo carico per omicidio a scopo di furto. Il pubblico dibattimento vide le parti dar vita a un processo esclusivamente indiziario. Il procuratore del Re, nonostante la strenua difesa del patrocinatore di Alberti, ebbe la meglio: il lodigiano, ritenuto colpevole di omicidio a scopo di furto, fu condannato ai lavori forzati a vita; la sentenza lo graziò dalla pena capitale, che era stata abrogata dal recente decreto di amnistia del 19 gennaio 1878
- Estremi cronologici
- 15/04/1877 – 30/03/1878
- Luogo/i
- Torino
- Bibliografia
- Cronistoria giudiziaria del 1878, in "Gazzetta piemontese", 28 dicembre 1878, p. 6
- Vittime
- Autore (accertato o presunto) del crimine
- Processi
- Crimini
Esemplari
