Il processo Alberti fu celebrato con gran concorso di pubblico dalla Corte d'assise di Torino fra il 20 e il 30 marzo 1878. L'imputato Emilio Alberti, un antiquario lodigiano, era accusato dell'efferato omicidio del torinese cavalier Antonio Cerri, zio di sua moglie Beatrice. I due si erano visti alla metà dell'aprile precedente a Torino e, poco dopo il loro incontro, Cerri era stato ritrovato ucciso con il cranio fracassato nella propria casa di via Belvedere 3. Rientrato a Lodi, Alberti era stato arrestato, perché alcuni testimoni torinesi lo avevano visto in compagnia dello zio. Il pubblico dibattimento gravitò intorno ai temi della moralità dell'imputato e delle condizioni economiche della vittima, alimentando una diatriba fra i periti medico-legali. La difesa discusse gli indizi e i precedenti a carico del suo assistito, sottolineando l'assenza di un movente del delitto da parte sua. L'imputato giurò la propria innocenza e scoppiò a piangere. I giurati lo ritennero colpevole di omicidio a scopo di furto, promuovendone la condanna ai lavori forzati a vita, in cui era stata appena commutata la pena di morte