Processo

Processo Garollo - 3° processo (Roma, 1960)

Descrizione
La pubblica accusa chiede la conferma della condanna all'ergastolo, contrastando i motivi della difesa intesi ad ottenere il riconoscimento dell'infermità mentale. La Corte accoglie la tesi della difesa e annulla la sentenza di condanna della Corte d'assise d'appello di Brescia (1958) «limitatamente alle condizioni mentali del "mostro di Vetriolo"» (Corriere della Sera, 19-11-1960), disponendo un nuovo giudizio dinanzi alla Corte d'assise d'appello di Bologna. La Cassazione annulla «"per difetto di motivazione" il verdetto dell'Assise di Brescia in seconda istanza. [...] La Cassazione conferma l'insufficienza di prove; ma respinge la sentenza della Corte di Brescia riguardo alla semi-infermità mentale per difetto di motivazione» (La Stampa, 21-3-1962). La corte di Bologna dovrà occuparsi del «riesame della causa su di un unico punto, l'esame delle facoltà mentali di Aldo Garollo» (La Stampa, 20-11-1963).
Persone coinvolte
Stanislao Vista, presidente prima sezione penale Corte di cassazione
Perone, relatore prima sezione penale Corte di cassazione
Rovigo, procuratore generale
Bruno Cassinelli, avv., difensore di Aldo Garollo
Luogo
Roma
Ufficio giudicante
Corte di cassazione, prima sezione penale
Estremi cronologici
18/11/1960