«E' la stagione delle prime maliarde cinematografiche, addobbate di pepli che sembrano lenzuola. Vanno di moda la parola "passione", le alcove di broccatello, i bruciaprofumi di bronzo, le stampe spinte giapponesi. Inevitabilmente, nei salotti si comincia a scimmiottare la voce sepolcrale e lo sguardo felino della Tarnovska, che, dice non per ninte la romanziera francese Lesuer, "è la femmina fatale delle nostre opere". E aggiunge: "Vivendo, ella rassicura la nostra coscienza di autori". Alle veneziane del popolo, invece, la contessa non piace: nemmeno un po'. Ci vedono il diavolo, loro, nei suoi occhi verdi, nei suoi capelli ramati, nel gran neo che ha a un angolo della bocca, del suo mento sfuggente, nelle sue tolette sempre nere» (Vellani 1975: 34)