Processo

Processo Giardina e altri per omicidio e numerose rapine - 1° processo (Roma, 1952)

Descrizione
Il processo si apre il 24 luglio 1952 presso la Corte d'assise di Roma e vede imputato Giuseppe Giardina per omicidio, insieme a tale Giorgio Pal (non meglio identificato)e numerose rapine; Tarcisio Loverci e Mario Defenu per concorso in rapina e due donne a piede libero, Tomassina Guildaccioli e Nina Fiori, per ricettazione. «Il Giardina e tale Giorgio Pal, non meglio identificato, devono rispondere di omicidio in persona dell'autista Leopoldo Grossi [.] Il Giardina, il Loverici e il Defenu sono imputati di una rapina in danno di Giovanni Sotgiu [...] in Tempiopausania, la sera del 21 dicembre 1948. Ed ancora, il Giardina ed il Loverci devono rispondere di aver sottratto nella notte del 15 gennaio 1949, a Roma, a Giorgio Lucca, un orologio da polso e a Doletta Spasiano una spilla d'oro con brillante; a tale Salvatore Massina la somma di lire 4 miila; ed infine di un'altra grave rapina ai danni del principe Fernando Gaetani, la notte del 16 gennaio 1949, a Valle Giulia, [...] derubato dell'automobile [e] di diversi preziosi [.] Il Giardina, poi, da solo, la sera del 28 dicembre 1948, a Roma, sottrasse a tale Giovanni Nardi la somma di lire 5 mila e compì altre rapine in danno di un militare alleato non identificato e di altre persone sconosciute». Nella prima udienza il Presidente ordina l'abbiinamento del processo contro due polacchi irreperibili, Alessio Michaileff e Simone Alessandrof, imputati per l'omicidio Grossi (L'imputato si protesta innocente dell'omicidio dell'autista Grossi, Il Messaggero di Roma, 25-7-1952) Giuseppe Giardina è accusato di numerosi e gravi delitti: una rapina al principe Fernando Gaetani (nella notte tra il 15 e il 16 gennaio 1949) Il prof. Amanti, direttore del manicomio criminale di Aversa, giudica il Giardina totalmente infermo di mente. «Insieme al Giardina e al [Tarcisio] Lo Verci, compariranno in giudizio per rapina, Mario De Zeme ed altri due giovani, imputati di ricettazione. Varie rapine si addebitano al Giardina ed ai suoi compagni» Il barone Giardina comparirà in Assise per rispondere di omicidio e rapina, Il Messaggero di Roma, 19-7-1952) Nella requisitoria il P.M. Donato chiede la condanna di Alessio Mikailoff e Simeone Alexandroff alla pena dell'ergastolo per i reati di omicidio e di rapina aggravata in persona di Leopoldo Grossi; per quanto riguarda Giuseppe Giardina, il P.M. riconosce la seminfermità mentale e le attenuanti generiche per il danno poco rilevante e per la minore età e chiede che venga condannato alla pena di 5 anni e 6 mesi di reclusine e lire 50 mila di multa (con il condono di 3 anni)per furto continuato in danno di Maria Vagnino e Cristofro Costnzo e per quattro rapine aggravate e continuate, «il P.M. ha chiesto infine che il Giardina venga assolto con formula piena per non aver commesso il fatto dal reato di concorso nell'omicidio e nella rapina in danno del Grossi, nonché dalla rapina in danno del Nardi e di un militare americano non meglio identificato» (Il Giardina sarà subito scarcerato se la Corte non aggraverà la richiesta dell'accusa, Il Messaggero di Roma, 30-07-1952)
Persone coinvolte
Semeraro, presidente
Donato, P.M.
Bruno Cassinelli, avv., difesa di Giardina
Aminta Ciarrapico, avv., difesa di Giardina
Luciano Revel, avv., difesa di Giardina
Fase del procedimento
1° processo
Luogo
Roma
Ufficio giudicante
Corte d'assise - 1° sezione
Estremi cronologici
24/07/1952 – 30/07/1952
Sentenza
Condanna dei polacchi latitanti, Michaloff e Alessandroff, per l'omicidio di Leopoldo Grosso, mentre Giardina è assolto per non aver commesso il fatto; Giardina è condannato per le quattro rapine da lui confessate a sei anni di reclusione (tre dei quali condonati) e il ricovere in una casa di cura per sei mesi. Tarcisio Loversi è condannato a 8 anni e 6 mesi di reclusione (con il condono di 3 anni); Mario Deffenu è condannato a 2 anni di reclusione per concorso in rapina (con il condono dell'intera pena); le due ricettatrici, Guidacciolo e Fiore, son condannate a 1 mese di reclusione (con il beneficio del condono) (Il barone Giardina condannato a sei anni, La nuova Stampa, 31-7-1952)