«La sentenza del Tribunale di Minorenne concludeva dichiarando il William Vizzardelli "delinquente per tendenza" [:] quell'etichetta s'attaglia con assoluta precisione a Giorgio William Vizzardelli che, sin dalla più tenera età, aveva palesato un carattere antisociale, chiuso, taciturno, cui vanno collegate la passione esagerata per le armi, la brama di imporsi a tutti, l'assenza di sentimenti manifesti. [...]Sin dall'età di sei anni il futuro criminale dimostrò una passione per le armi e per le munizioni; si esercitava anche al tiro dei coltelli e della scure. Giunto a Sarzana, all'età di 10 anni, fu più volte visto uccidere gatti, anatre, galline; egli provava piacere vedendo immobile una bestia che sino a pochi attimi prima era piena di vita! Ogni sua attività era rivolta a uno scopo preciso: quello di importi su tutti. Non dimostrava sentimenti di affetto né verso gli animali né verso i famigliari. Benché non cercasse di litigare era tuttavia impaziente e non tollerava alcuno scherzo. [...] Vizzardelli pareva un ricchio di bosco: raggomitolato su se stesso, scontroso e falso. [...] Tutto il divenire dei pensieri, dei fatti di William Vizzardelli è dimostrazione della sua perfetta normalità psichica: Vizzardelli ragiona freddamente e soppesa tutte, anche le minime, possibili conseguenze; non perde mai il controllo di se stesso e dell'azione, anzi rammenta tutto con sorprendente lucidità, che dimostra con quanta calma e "serenità" egli uccidesse; egli è diabolicamente astuto [.] Vizzardelli aveva calcolato tutto, proprio come un delinquente consumato ed esperto [.] Si dice che, adesso [nel 1947], ammalato di tubercolosi, nella casa penale di Pianosa, sia diventato mansueto, remissivo e tranquillo. Si dice ch'egli abbia imparato alla perfezione l'inglese, tanto da leggere testi shakesperiani nella lingua originale» (Crimen, 14-10-1947)