settembre 1902 | Il Resto del Carlino
Omicidio di Francesco Bonmartini da parte di Tullio Murri
- Descrizione
- La sera del 28 agosto 1902 il conte Francesco Bonmartini viene ucciso nella sua casa in via Mazzini, nel centro di Bologna, colpito ripetutamente da feroci coltellate. È solo, la moglie soggiorna con i figli a Venezia, e inizialmente si ipotizza “un agguato con l'esca dell'avventura galante”. Rapidamente però le indagini si concentrano sul cognato, Tullio Murri, che avrebbe agito per liberare la sorella da un matrimonio infelice, avvalendosi della complicità di un amico medico, Pio Naldi, della propria amante, Rosina Bonetti, guardarobiera di Linda Murri, e dell’amante di Linda Murri stessa, Carlo Secchi, precettore della donna che avrebbe voluto sposarla se la famiglia non si fosse opposta. Istigatrice dell'omicidio sarebbe stata proprio Linda Murri, che avrebbe più volte in passato tentato di avvelenare il marito senza riuscirci. Sotto accusa è però soprattutto la figura del pater familiae, Augusto Murri, stimato medico e docente dell’università di Bologna, conosciuto per le sue idee progressiste, in cui i cattolici non esitano ad additare la causa della degenerazione morale dell’intera famiglia. “Il delitto di Bologna avrebbe messo sotto gli occhi di tutti che l'educazione laica e positiva, additata dagli scienziati e intellettuali positivisti dell'Italia di fine secolo come il mezzo per arginare il fenomeno della degenerazione fisica e morale della nazione, produce tutt'altro: immoralità e delinquenza”, (Babini, p. 10). Non solo, i giornali non si limitano ad indicare nello spirito laico e razionalista di Murri le cause della mancanza di senso morale della famiglia, ma costruiscono tutta una serie di indiscrezioni che dipingono la vita dei Murri come segnata dalla licenziosità e da relazioni incestuose. Nelle settimane successive al delitto al momento dell'arresto dei sospettati e poi nelle diverse fasi dei dibattimenti processuali i giornali in particolare L'Avvenire e il Resto del Carlino (giornale anticlericale e filo socialista) seguono i fatti, dando conto delle ricostruzioni degli inquirenti e svolgendo proprie indagini, in una corsa alla notizia che soddisfa la curiosità popolare, ma che diventa appunto presto il centro anche di un’accesa querelle politico-ideologica tra cattolici e progressisti. Va tenuto fra l'altro presente che in quegli anni si sta discutendo di divorzio con un progetto presentato in Parlamento dagli avvocati Agostino Berenini e Alberto Borciani. Il delitto smentirebbe la tesi dei socialisti come Napoleone Colaianni che vedono nel delitto l'espressione principalmente della miseria, una conseguenza di condizioni di vita difficili. E a sostenere una posizione critica nei confronti di Augusto Murri, parlando di un delitto dell'educazione, non sono solo i giornali ma i giudici stessi e il pubblico ministero. “A partire da metà settembre L'Avvenire si attiva: da un lato, inizia a pubblicare resoconti sempre più ricchi di informazioni, dall'altro prende spunto dal caso per avanzare riflessioni e insinuazioni… gli articoli si dotano di paragrafi con titoli accattivanti che scandiscono l'incalzare delle notizie; la comunicazione si fa più immediata e partecipata, e non rinuncia all'effetto suspense. È una vera e propria corsa a guadagnarsi la palma del giornale più informato sul delitto. E così è: nella prima metà di settembre il quotidiano cattolico si impone come la fonte principale di informazione per tutti gli altri giornali, che, ormai attratti dal caso, non riescono a rinunciare agli scoop e ai colpi di scena. … All'inizio del 1903, quando la vicenda avrà assunto i toni della sfida politica… riuscirà persino ad abbassare il prezzo”. Del resto “in occasione del caso i giornali giungono a toccare addirittura le tre edizioni giornaliere”. Il caso ha una risonanza nazionale e internazionale enorme, non solo è seguito costantemente dalla stampa, ma vede la pubblicazione di numerosi libri – memorie, ricostruzioni giudiziarie, trascrizione delle perizie- e la presa di posizione di diversi esponenti del mondo intellettuale a sostegno dei Murri. È lo specchio di una società italiana in trasformazione con il conte Bonmartini esponente della vecchia aristocrazia e dei suoi valori, e la famiglia Murri espressione di una nuova borghesia progressista che però non riesce a svincolarsi del tutto dal perbenismo e dai simboli di status del passato. In particolare, poi, nella figura di Linda Murri, dipinta a tinte fosche dal misoginismo della stampa del tempo, può essere vista un nuovo paradigma di donna che inizia ad essere insofferente verso condizione sociale in cui è confinata. “Il processo non ripropone solo temi e problematiche importanti per l'esercizio della giustizia, ma chiama in causa tutta un'epoca con i suoi valori: la scienza, la religione, la famiglia, i rapporti tra i due sessi, la maternità”, (Babini, p. 141). Il processo spostato da Bologna a Torino per legittima suspicione, si apre il 21 febbraio 1905, con un’affluenza di giornalisti della stampa nazionale e internazionale, tale da richiedere anche la costruzione di una tribuna specialee con il conseguente restringimento del gabbione degli imputati. Tra gli avvocati della difesa spicca il nome di Enrico Ferri, esponente socialista e direttore dell'Avanti. Mentre per la pubblica accusa troviamo Scipio Sighele che, sotto lo pseudonimo di Historicus, scriverà sull'Illustrazione italiana diversi articoli sul processo, alcuni di ferma condanna della figura di Linda Murri. A dirigere il dibattimento è Ettore Dusio, accanto a lui figurano i giudici Antonio Cantarella e Remigio Della Chiesa D’Isasca; pubblico ministero è Gian Luigi Colli”. “La sentenza viene pronunciata l'undici agosto 1905. Tullio Murri e Pio Naldi sono dichiarati all'unanimità colpevoli di assassinio con l'aggravante della premeditazione; …Per Carlo Secchi e Teodolinda Murri, colpevoli di complicità non necessaria nel delitto ma non di premeditazione, i giurati si sono divisi; solo 7 contro 5 hanno decretato la condanna... Rosa Bonetti, condannata in quanto complice non necessaria con l'aggravante della premeditazione, è l'unica cui è stata riconosciuta la seminfermità mentale; a Tullio nonostante l'esercito dei periti è stata negata… Ecco la sentenza: trent'anni di reclusione, più dieci di vigilanza speciale a Tullio Murri e a Pio Naldi, 10 anni a Carlo Secchi e Linda Bonmartini; anni sei mesi a Rosina Bonetti. Per tutti è l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, cui si aggiunge per la Murri quella della patria potestà per tutta la durata della pena”, (Babini, p. 188). Linda Murri riceverà poi la grazia il 15 maggio 1906; Tullio Murri e Pio Naldi il 24 aprile 1919.
- Tipologia
- Modus Operandi
- Data
- 28/08/1902
- Luogo
- Bologna
- Ambiente
- Complici
- Rosina Bonetti, Pio Naldi, Carlo Secchi
- Vittima/e
- Francesco Bonmartini
- Citazione bibliografica
- Ada Negri, "Per un'accusata" RENZO ROSSOTTI 2008 Torino gialla e nera, Roma, Newton Compton. Ròiss 1974 Il delitto Murri. Documenti foto e testimonianze originali, Forni. VINCENZO MARIA MASTRONARDI 2018 Dizionario Italiano del Crimine, Armando Curcio Editore, Roma. PAOLO VALERA 1902 Murri-Bonmartini: il più grande delitto di lusso dei tempi moderni, Tip. Leone Magnani 1904 La tragedia di Bologna: L'assassinio del Conte Bonmartini, in I processi celebri di tutti i popoli, Sonzogno La tragedia di Bologna: Il processo Murri, in I processi celebri di tutti i popoli, Sonzogno, 1905 Augusto Guido Bianchi, Autopsia di un delitto, Libreria editrice nazionale, Milano, 1905; Karl Federn, La verità sul processo contro la contessa Linda Murri Bonartini, uscito nel 1907 Renzo Renzi, Il processo Murri, Bologna, Cappelli, 1974 Nicola Tranfaglia, Un delitto di gente perbene. Il processo Murri (1902-1905), in storia d'Italia. Annali 12. La criminalità, a cura di L. Violante, Torino, Einaudi, 1998, pp. 525-552. Claudio Santini, L'aspetto politico del delitto Murri, in “Portici”, febbraio 2002 Valeria P. Babini, Il caso Murri. Una storia italiana, Il Mulino, Bologna, 2004 "Il dramma di Bologna: L’intimazione del mandato d’arresto alla contessa Bonmartini-Murri", "La Domenica del Corriere", n. 39, 1902: copertina e p. 4 ("Il sanguinoso dramma di Bologna) I drammi giudiziari: L’assassinio del conte Bonmartini, "La Domenica del Corriere", n. 46, 1902, p. 10. "Fatti di gente perbene". di Mauro Bolognini (1974)
- Processi
- Corte d’assise di Torino, dal 21 febbraio all’agosto 1905
- Fascicoli e/o Pubblicazioni collegate
Esemplari

21/09/1902 | Corriere illustrato della domenica
I protagonisti della tragedia di Bologna
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28/09/1902 | Corriere illustrato della domenica
"La tragedia di Bologna - L'arresto della contessa Teodolinda Bonmartini-Murri."
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"La tragedia di Bologna Bonmartini Murri"
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Bologna, i protagonisti del caso Murri-Bonmartini
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"Prof. Augusto Murri"
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