novembre 1945
La strage di Villarbasse
Descrizione
È una vicenda tragica ed efferata, da dopoguerra. Pietro Lala, conosciuto con il falso nome di Francesco Saporito, Giovanni Puleo, Francesco La Barbera e Giovanni D’Ignoti, siciliani emigrati a Torino, decidono di compiere un furto nella più ricca cascina della campagna di Villarbasse, nel torinese, la Simonetto. La sera del 20 novembre 1945 si dirigono alla cascina, dove si trovavano il proprietario Massimo Gianoli e altre nove persone. Lala viene però riconosciuto e i quattro banditi uccidono i presenti, colpendoli alla testa e gettandoli ancora vivi in una cisterna, poi scappano con il bottino.
Nel clima di regolamento di conti e di sospetti del ’45 inizialmente il crimine viene considerato un rapimento (i cadaveri, nascosti nella cisterna, non vengono trovati subito) e attribuito a una banda partigiana, capeggiata da un certo Carmelo Fiandacca con cui Gianoli aveva avuto uno scontro durante la guerra, Francesco Saporito è indicato come uno dei complici. Lo stesso Renato Morra, una delle vittime, per il solo fatto di essere stato partigiano viene sospettato di essere in combutta con i rapitori e i suoi due fratelli, Carlo e Pietro, vengono interrogati e reclusi alle Nuove per mesi. Anche il ritrovamento dei corpi nella cisterna, a distanza di otto giorni dal delitto, non incrina questa tesi, seguita con convinzione dal comandante della polizia alleata, il capitano Marshall, fino a quando non si scopre che Fiandacca, rintracciato in Sicilia e tradotto a Torino per l’interrogatorio, al momento del delitto era già tornato nell’isola.
Il sottotenente dei carabinieri Armando Losco, ventisettenne originario di Avellino, che comanda la tenenza di Venaria e ha seguito le indagini fin dal primo momento, decide allora di ripartire dall’unico dato certo: uno degli assassini doveva essere siciliano perché nelle vicinanze della cascina era stato ritrovato un lembo di una giacca con la spalla e una manica macchiate di sangue e un’etichetta con il nome di una sartoria e la scritta “via Caltanissetta, Palermo”. Intraprende allora una lunga campagna di controllo di tutti i siciliani della zona – a quei tempi spesso emigrati che attraversano avanti e indietro l’Italia trafficando con la borsa nera – e alla fine arriva a una soffitta in via Rombò 8, a Rivoli, che era stata punto d’incontro dei quattro criminali. Siamo ormai nel febbraio 1946. Viene trovato un vecchio cappotto con tracce di sangue e i resti di una tessera annonaria bruciata da D’Ignoti insieme alle tante carte rubate a Gianoli, che il 3 marzo 1946 porta finalmente gli investigatori al possessore: Giovanni D’Ignoti, residente a Torino in via San Massimo 41, dipendente alla conceria pellami della Fiat di Collegno, l’unico dei quattro a non essere tornato in Sicilia. Durante un abile interrogatorio il sottotenente Losco lo induce a confessare, ricostruendo così i nomi dei complici. Puleo e La Barbera saranno arrestati in Sicilia il 24 marzo e portati a Torino, Lala, che era diventato capo di una banda alleata a quella di Salvatore Giuliano tra le montagne di Corleone, Partinico e Montelepre, viene ritrovato morto, nella campagna di Mezzojuso, ucciso a colpi di proiettile, l’11 aprile, il giorno in cui i suoi complici sono reclusi alla Nuove di Torino. Il processo della Corte d’assise di Torino si svolgerà in pochi giorni, tra il 3 e il 5 luglio, e si concluderà con la condanna a morte per omicidio. Sarà l’ultima condanna a morte eseguita in Italia, quando già una sottocommissione dell’Assemblea costituente sta discutendo dell'abolizione di questa pena: vista l’efferatezza del crimine il Presidente della repubblica, Enrico De Nicola, risponde negativamente alla domanda di grazia e il 4 marzo 1947 Puleo, D’Ignoti e La Barbera vengono giustiziati alle Basse di Stura, alla periferia di Torino. Per diverso tempo nel torinese rimarrà in voga l'espressione “è più malvagio lui di quelli di Villarbasse”.
Estremi cronologici
20/11/1945
Luogo/i
Villarbasse (TO)
Bibliografia
Renzo Rossotti, Villarbasse, cascina fatale, Il punto, Torino, 2002
Gianfranco Venè, La notte di Villarbasse, Mondadori, Milano, 1990
Vittime
Ferrero Antonio, fittavolo
Varetto Anna, moglie di Ferrero
Delfino Teresa, governante di Gianoli
Maffiotto Fiorina, domestica
Rosa Martinoli, domestica
Doleatto Gregorio, marito di Fiorina Maffiotto
Rosso Domenico, marito di Rosa Martinoli
Gastaldi Marcello, lavoratore giornaliero
Persone coinvolte
Fiandacca Carmelo
Pubblicazioni
Note
Sullo sfondo del delitto troviamo anche la Sicilia del separatismo e la diffidenza tra settentrionali e meridionali. Concluso il processo, mentre viene portato fuori dall’aula, nel silenzio generale Puleo grida: «Ci ammazzate perché siamo siciliani». E poco prima dell’esecuzione: «Evviva la Sicilia libera e indipendente!», mentre La Barbera gli fa eco con le parole: “Viva Finocchiaro Aprile liberatore della Sicilia!»
Esemplari

novembre 1945
La giacca insanguinata scoperta nei pressi della cascina Simonetto durante le indagini sulla “strage di Villarbasse”
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novembre 1945
I blocchi di cemento usati dagli assassini per zavorrare le vittime della strage di Villarbasse sul fondo della cisterna
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novembre 1945
Uno dei brigadieri responsabili delle indagini sulla “strage di Villarbasse”
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novembre 1945
L’ingresso della cantina dove furono concentrate le vittime prima della strage, nella cascina Simonetto a Villarbasse
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novembre 1945
La cisterna dove sono state gettate le dieci vittime della “strage di Villarbasse”, nel cortile della cascina Simonetto
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30/12/1946 | Crimen
Il cadavere di Pietro Lala, uno degli autori della strage di Villarbasse, rinvenuto a Mezzojuso (PA)
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30/12/1946 | Crimen
Il vicepretore e il maresciallo dei carabinieri attendono l’esito della necroscopia di Pietro Saporito davanti alla chiesa di Mezzojuso
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30/12/1946 | Crimen
Il sottotenente dei carabinieri Armando Losco, che ha condotto le indagini sulla strage di Villarbasse
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30/12/1946 | Crimen
Il cortile con la cisterna dove sono state gettate le vittime della strage di Villarbasse
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30/12/1946 | Crimen
Il maresciallo Tirian, collaboratore del sottotenente Armando Losco, responsabile dell'arresto dei responsabili della strage di Villarbasse
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05/07/1946 | Gazzetta del Popolo
I parenti delle vittime al processo per la strage di Villarbasse
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05/07/1946 | Gazzetta del Popolo
Gli imputati della strage di Villarbasse in attesa della sentenza
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30/12/1946 | Crimen
La cascina Simonetto, dove è stata compiuta la strage di Villarbasse
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marzo 1946
Il cadavere di Pietro Lala, uno degli autori della “strage di Villarbasse”, rinvenuto a Mezzojuso (PA)
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04/03/1947
L’esecuzione dei responsabili della “strage di Villarbasse”, Basse di Stura (TO)
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04/03/1947
L’esecuzione dei responsabili della “strage di Villarbasse”, Basse di Stura (TO)
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04/03/1947
L’esecuzione dei responsabili della “strage di Villarbasse”, Basse di Stura (TO)
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04/03/1947
I responsabili della “strage di Villarbasse”, Giovanni Puleo, Francesco La Barbera e Giovanni D’Ignoti fotografati prima della fucilazione alle Basse di Stura (TO)
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Oggi la sentenza al processo di Villarbasse
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Carmelo Fiandacca, sospettato per la “strage di Villarbasse” e poi prosciolto dalle accuse
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Francesco La Barbera, uno degli autori della “strage di Villarbasse”
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Giovanni Puleo, uno degli autori della “strage di Villarbasse”
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Collage di immagini sulla “strage di Villarbasse”
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