27/10/1901 | La Tribuna Illustrata
Musolino Giuseppe, "u' re i Aspromonti" o il "brigante Musolino"
- Descrizione
- Il 28 ottobre 1897 l'osteria della Frasca di Santo Stefano in Aspromonte fu il teatro di una violenta rissa per futili motivi. I gruppi che si confrontarono erano capeggiati da due concittadini probabilmente membri della picciotteria, il taglialegna Giuseppe Musolino e il mulattiere Stefano Zoccali. Il giorno dopo Zoccali fu colpito da una fucilata, che le autorità attribuirono a Musolino e ad alcuni sodali. Il taglialegna, compreso di essere ricercato, si rese latitante fino a quando, sei mesi dopo, fu arrestato da una guardia comunale, Alessio Chirico. Tradotto in carcere a Reggio Calabria, nell'ottobre 1898, la locale Corte d'assise lo condannò per mancato omicidio a ventuno anni di detenzione da scontare nel carcere di Gerace Marina, l'attuale Locri. Nel gennaio seguente egli, che si professava e si sarebbe sempre professato innocente per la fucilata a Zoccali, evase dandosi nuovamente alla macchia nei boschi e nelle grotte dell'Aspromonte. Il suo proposito dichiarato era quello di vendicarsi di coloro i quali pretendeva essere i suoi calunniatori e i suoi nemici. Nel biennio seguente Musolino, godendo del sostegno dei suoi complici e di una diffusa solidarietà fra i calabresi di ogni ceto, riuscì a mettere in pratica i suoi propositi. I suoi primi otto mesi di latitanza furono caratterizzati da cinque omicidi, quattro mancati omicidi e dal tentativo di far saltare in aria con la dinamite la casa della famiglia Zoccali. Lo Stato intensificò la sua azione repressiva e mise su di lui una taglia di 5.000 lire. Il bandito riuscì tuttavia più volte a sfuggire alla cattura, iniziando anche a uccidere esponenti dei carabinieri. Le sue imprese criminose produssero da allora vasti echi di stampa italiani ed europei. Nel 1901 Musolino, avvertendosi vieppiù braccato, decise di interrompere la latitanza e di recarsi personalmente a chiedere la grazia al nuovo re Vittorio Emanuele III. Il bandito fu arrestato ad Acqualagna (PU) alla metà dell'ottobre 1901 da due carabinieri, Amerigo Feliziani e Antonio La Serra, che erano sulle tracce di malviventi locali. Trasferito dal carcere di Urbino a quello di Catanzaro, Musolino fu processato con tre complici dalla Corte d'assise di Lucca fra l'aprile e il luglio del 1902; il giudizio si risolse nella condanna all'ergastolo, che scontò nel carcere di Portolongone, dove rimase sino al 1946 quando, riconosciuto infermo di mente, fu trasferito nel Manicomio di Reggio Calabria. Morì nel 1956
- Estremi cronologici
- 28/10/1897 – 11/06/1902
- Luogo/i
- Vari paesi e località dell'area dell'Aspromonte (RC)
- Bibliografia
- Gaetano Cingari, Brigantaggio – Proprietari e contadini nel sud (1799–1900), Editori Meridionali Riuniti, Reggio Calabria, 1976Enzo Ciconte, Processo alla 'ndrangheta, Laterza, Roma , 1996Adolfo Rossi, Nel regno di Musolino, introduzione e postfazione di J. Dickie e F. Truzzolillo, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2015Luigi Maria Lombardi Satriani, Il brigante Musolino: tra storia e memoria, in "Abstracta. Rivista mensile di ricerca esoterica e storica", marzo 1989, n. 35, pp. 14-21
- Autore (accertato o presunto) del crimine
- Processi
- Crimini
- Pubblicazioni
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