Originario di Bottanuco, Verzeni apparteneva a una famiglia contadina di condizione relativamente agiata. Nella seconda metà degli anni '60, fu artefice di ripetute aggressioni a giovani compaesane. Autore di due omicidi nel 1870 e 1872, fu condannato nel 1873 all'ergastolo e ai lavori forzati a vita, che iniziò a scontare nel manicomio milanese della Senavra. Dopo un tentato suicidio nel 1874, fu trasferito nel carcere di Civitavecchia. Scarcerato presumibilmente nel 1903, dopo la commutazione della pena a trent'anni di detenzione, rientrò a Bottanuco dove morì nel 1918.